Altamura: Sacerdote ucciso su Murgia, il bracconiere torna a lavorare
Cronaca
di lunedì 06 settembre 2010 13:56
Rimane agli arresti domiciliari Giovanni Ardino, il bracconiere che ha ucciso il parroco veneto don Francesco Cassol, ma potrà andare a lavorare. Il tribunale ha accordato il permesso per recarsi alla fabbrica dove ha mansioni di operaio. Nel frattempo ha inviato una lettera che sta per essere recapitata alla famiglia in cui ribadisce la richiesta di perdono. (nella foto don Cassol)
La richiesta di potersi presentare al lavoro è stata presentata dall'avvocato Raffaele Padrone. Il gip Anna Polemio ha concesso il permesso. Il lavoro di Ardino è la sua unica fonte di sostentamento. Oltretutto l'uomo, celibe, accudisce anche una madre anziana con cui vive. Potrà quindi recarsi nella fabbrica di poliuretano espanso, imbottitura per salotti, nella zona industriale di Jesce, tra Altamura e Matera. La misura degli arresti domiciliari, ovviamente, permane. Dalle parole del difensore, Ardino continua a dichiararsi "estremamente pentito" ed "in preda ad uno shock" tanto da aver chiesto di poter parlare con un sacerdote altamurano, don Saverio Colonna, parroco di Fornello e cappellano dell'istituto penitenziario.
Ardino è reo confesso dell'omicidio di don Francesco Cassol, originario di Belluno e parroco di Longarone, che dormiva in un sacco a pelo durante un raduno spirituale ("Raid Goum"). Ardino ha messo a verbale di essere uscito da solo quella notte per una battuta di caccia. Ha scambiato i "goumiers" per un branco di cinghiali, si è appostato ed ha sparato credendo che la sagoma del sacerdote nel sacco a pelo fosse una sua preda. Poi è fuggito per paura. Il fucile è sotto sequestro. Non è ancora arrivato da Roma il responso balistico. C'è la confessione e, dunque, non c'è una stretta urgenza.
L'autopsia, effettuata dal professor Gianfranco Divella, aveva già decretato che la morte è stata molto rapida. Meno di cinque minuti. E forse anche meno. Il proiettile ha trafitto il prete colpendolo ad una biforcazione dell'arteria addominale. La pesante cartuccia, calibro 30.06, non gli ha dato nemmeno il tempo di chiedere aiuto e di lamentarsi.
Ardino, intanto, continua a chiedere la comprensione della famiglia del sacerdote. I genitori lo hanno già perdonato come ha rivelato il vescovo di Belluno, monsignor Giuseppe Andrich, durante l'omelia ai funerali. "Cercate di perdonarmi per l'errore fatale", ha scritto Ardino in una lettera indirizzata ai familiari.
Quello sparo nella notte tra il 22 ed il 23 agosto, nei pressi del Pulo, oltre a causare la scomparsa del sacerdote-scout stacontinuando a provocare uno "sciame sismico" nel Parco nazionale dell'Alta Murgia. C'è una fitta corrispondenza, quasi sempre con accenti polemici e battibecchi. L'ultimo fronte critico è stato aperto dal presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, che si è dimesso dalla Comunità del Parco, dopo le polemiche sulla mancanza di sorveglianza nell'area protetta per contrastare il fenomeno del bracconaggio. Che era già noto prima della tragedia ma che è stato sottovalutato secondo l'Ente Parco.
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