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L'Angolo della posta
di venerdì 27 agosto 2010 17:45
Caro direttore,
l'indignazione, subito scaduta in una spirale dal sapore di linciaggio
collettivo, nei confronti del reo confesso uccisore di Don Francesco Cassol mi spingono a chiederti di raccogliere alcune mie personali riflessioni su questo aspetto della vicenda.
Ho conosciuto nel tempo e non solo per motivi professionali, Giovanni Ardino, il protagonista di questa triste ed assurda storia, che non giustifico assolutamente anche se credo nella sua convinta affermata involontarietà. Non sono un estimatore della caccia, pur avendo diversi amici cacciatori, ma assistere alla girandola di affermazioni dal club di chi la spara più grossa sull'argomento fino ad arrivare a criminalizzare oltre modo la figura di Giovanni Ardino, che ha sbagliato certamente ma non può diventare
assolutamente la seconda vittima di questa storia solo per il piacere di assecondare alcune menti contorte pronte a "sciacallare" sul tema della difesa e valorizzazione del territorio dimenticando pezzi interi di storie di degrado e di responsabilità collettive che si sono incancrenite nel tempo.
Voglio ricordare i continui atti vandalici, abbandono di rifiuti o la distruzione sistematica di segnaletica, di cartelli, di muretti a secco, di furti di pietre, di tegole, abbeveratoi , lo scippo del leggio bronzeo informativo posizionato davanti al pulo e per ultimo la ripresa dell'abbandono di auto o pezzi di esse magari buttate giù per il pendio. Adesso per favore, rispettiamo "i dolori " di tutti i protagonisti che questa triste vicenda ha portato con sè. Magari raccogliamo tutti insieme un messaggio che don Francesco Cassol
ci ha lasciato per sempre: la consapevolezza che viviamo in una terra "speciale" dove anche le emozioni e le suggestioni meritano attenzione e sincero rispetto.
Michele Micunco
Scritto da : Redazione
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