Madre sacerdote perdona il bracconiere. Rimane ai domiciliari
Cronaca
di mercoledì 25 agosto 2010 21:53
La madre del sacerdote veneto ucciso ad Altamura, don Francesco Cassol, per ''carita' cristiana'' ha perdonato ''l'uomo che ha sparato'', il bracconiere Giovanni Ardino, che rimane agli arresti domiciliari dopo la sua confessione perché così ha deciso il tribunale di Bari. Tutti i particolari
IL PERDONO
A far conoscere i sentimenti della signora Anita e' stato il vescovo di Belluno, monsignor Giuseppe Andrich, durante la messa nella Cattedrale della citta' veneta per le esequie del parroco di Longarone, ucciso nelle Murge baresi durante un ritiro spirituale mentre dormiva perche' il bracconiere, nell'oscurita' della notte, lo ha scambiato per un cinghiale. L'uomo aveva chiesto scusa alla famiglia e dai genitori del sacerdote e' giunto il perdono. ''Il mio cliente e' estremamente pentito per quanto e' successo - ha affermato l'avvocato difensore Raffaele Padrone - ed e' pronto anche ad un risarcimento anche se e' un semplice operaio, nullatenente. Io stesso ho contattato l'avvocato dei familiari del sacerdote per esternare cio' che Ardino sta provando''.
CONFERMATI I DOMICILIARI
Intanto oggi il gip di Bari, Giuseppe Debenedictis, non ha convalidato l'arresto di lunedi', effettuato in 'quasi flagranza' (già trascorse quasi 48 ore dall'omicidio) ma ha emesso un'altra ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per omicidio colposo. Deve rispondere anche di omissione di soccorso e caccia di frodo. La contestazione di omissione di soccorso, pero', potrebbe cadere dopo la relazione autoptica se sara' confermato, come del resto e' gia' emerso, che il sacerdote e' morto dissanguato in meno di cinque minuti. Un tempo troppo breve per praticare qualsiasi soccorso e salvargli la vita.
LA DINAMICA DEL FATTO La dinamica dei fatti, stando alla confessione di Ardino, è compiuta. Dopo la partita dell'Inter, di cui è tifoso, sabato sera ha deciso di uscire con la sua Ford Escort. C'era luna piena a dare chiarore alla notte buia della Murgia. Ha imbracciato il fucile. In genere per la battuta al cinghiale, che è un animale aggressivo che carica, si va in più persone. Ardino, in possesso del porto d'armi da tre anni, dichiara di essere uscito da solo.
Giunto nella località del Pulo, ha notato quello che ha creduto un branco. Si è avvicinato al terreno incolto. Si è appostato vicino ad un cipresso basso. Ha sparato. Il fucile era senza silenziatore e quindi ha fatto "un botto pazzesco", secondo i carabinieri, che si sarà sentito a chilometri. Questo rumore fortissimo ha svegliato i partecipanti al ritiro spirituale che però non hanno capito cos'era. Non si sono alzati e si sono chiamati tra di loro per nome, chiedendosi se tutto fosse a posto. In quell'attimo Ardino ha capito. E, a suo dire, senza sapere di aver colpito una persona a morte, è fuggito. Nel correre verso l'auto, risalendo la stradina sterrata è caduto. Imbracciava il fucile e per non correre rischi non si è protetto con le mani, finendo con il volto per terra. Procurandosi così i graffi che sono stati notati dai carabinieri poche ore dopo, quando lo hanno convocato in caserma domenica pomeriggio come cacciatore. Risalito in auto, è fuggito a fari spenti.
La prima volta in caserma ha detto che i graffi se li era procurati altrove. Poi lunedì si è presentato ed ha confessato tutto in lacrime.
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