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apr 05
2009
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Inizia una lunga campagna elettorale. Si vota per le Europee, per le Provinciali di
Bari e della BAT (che nasce ufficialmente), per il Comune di Gravina. Sono le prove
generali per il 2010 in cui si voterà soprattutto per le Regionali in Puglia e
Basilicata.
E' partita la "giostra". Chi sale, chi scende. Volti nuovi in vecchi partiti, volti
vecchi in nuovi partiti o tutti e due. Liste, listoni, listini, listarelle. Politici
consumati e novizi, coerenti con il loro passato o riciclati. Antipolitici in
politica. Oppure politici di "rottura". Vedremo questo e tanto altro. E non è una
novità.
E' legittimo del resto che ciascuno coltivi le proprie ambizioni ed aspirazioni
personali.
E' lecito tuttavia chiedere a tutti costoro quali sono le loro ricette e qual è la
loro visione. Non si vorrebbe infatti che le elezioni diventino solo uno sfoggio di
muscoli in cui i temi siano dettati dall'agenda nazionale. O meglio: dal
berlusconismo o dall'anti-berlusconismo.
Quali politiche (protezionistiche o riformiste) i candidati alle Europee immaginano
per la ripresa economica, prima emergenza? Quali idee hanno dell'ulteriore
allargamento ai Balcani e ad altri Paesi dell'Est? Quali rimedi propongono per i
massicci flussi di immigrati che entrando in Italia o in Grecia o in Spagna diventano
anche una questione europea, quindi di tutti noi?
E qual è il ruolo di una Provincia oggi, schiacciata tra le competenze della Regione
e dei Comuni? Che ruolo possono giocare per lo sviluppo del territorio? Come devono
coordinare le filiere economiche?
Ecco. Questi potrebbero essere alcuni degli argomenti di una campagna elettorale
matura. Temo invece che vedremo la solita dialettica del tipo "noi" e "voi", "abbiamo
fatto questo" o "non avete fatto quest'altro". Diciamoci chiaramente che un confronto
di questo tipo comunica le differenze di campo, gioca sulla simpatia per il leader di
turno e viene pertanto subito percepito dall'elettorato meno interessato alla
sostanza. Essere di destra o di sinistra o di centro, in fondo, rischia di non essere
molto diverso dal "tifo" sportivo, essere cioè milanisti o juventini o interisti
(l'ordine di elencazione è ovviamente casuale). Perché se non c'è interesse sui temi,
è semplice "tifo" politico.
Questa è infatti l'altra sfida. Non chiedersi cosa i candidati propongono ma essere
partecipi e stimolarli direttamente sul terreno delle questioni che contano.
Onofrio Bruno







