di Onofrio Bruno
"Yes, we can". Obama ha vinto.
"Yes, I hope". Sì, lo spero, che il mondo sia davvero migliore.
Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America, salutato in tutto il mondo da una ventata di entusiasmo che sarà per lui la vera e più grande responsabilità nell'assumere la guida del gigante americano. Un entusiasmo pari a quella che suscitavano i fratelli John e Bob Kennedy o Martin Luther King, pioneri del "cambiamento". "Change" è la parola d'ordine di Obama. E sono certo che il mondo lo coccolerà meglio di quanto ha fatto per i Kennedy o per Luther King.
Tutti speriamo in un mondo migliore. L'economia ha i suoi cicli e quello attuale è arduo. La grande emergenza ambientale è la sostenibilità del pianeta che passa attraverso il ripensamento totale dei modelli energetici. Per tutto questo il mondo sembra affidarsi proprio ad Obama. E' la persona migliore per la grande "traversata del deserto" che ci attende tutti.
Seguo Obama da quando il "Time" ne profetizzò due anni fa l'elezione, in tempi non sospetti, quando non lo conoscevano le folle che ora lo adorano.
--->Vedi quella copertina: http://www.time.com/time/covers/0,16641,20061023,00.html
Posso permettermi allora di fare un po' il guastafeste dicendo quel che penso: le elezioni presidenziali americane sono state sopravvalutate in questa ottica planetaria a tutti i costi. Non si è tenuto conto che l'elezione di Obama è principalmente un voto "interno" agli Usa. Che ha il suo sistema economico, sanitario, legislativo, giudiziario, diverso dal nostro. Con problemi differenti. E per problemi differenti anche le soluzioni sono diverse. Secondo alcuni sondaggi, il 63 per cento degli elettori ha indicato l'economia come il tema più importante per il loro voto dato. Questioni globali ma sostanzialmente "interne". Perché per uno statunitense che ha perso la casa non è consolatorio sapere che anche in Italia qualche risparmiatore ci ha rimesso quattrini.
Trovo eccessivo anche che la sinistra italica saluti Obama come il nuovo modello di riferimento. Obama non è etichettabile. Basti pensare che uno degli argomenti della campagna elettorale è stato il taglio delle tasse per il 95 per cento di lavoratori e famiglie, che dalle nostre parti è stato un motto berlusconiano. E non è nemmeno riferibile a schemi di sinistra la politica estera che non è molto diversa da quella dell'amministrazione Bush. Obama propone ritiro dall'Iraq in 16 mesi, rafforzamento delle truppe in Afghanistan, diplomazia ferma con l'Iran.
Osserva acutamente l'amico Michele Cannito, direttore de "La Nuova Murgia" e obamiano della prima ora, che il nuovo presidente degli Usa "non è né di destra né di sinistra, con lui nel mondo ritorna la politica, quella vera. Della gente".
E allora, non ci resta che sperare in lui... "Yes, I hope".
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P.S. Con questo post inizia la mia rubrica "Pensatoio". Un modo per dire la mia. Ogni tanto. Non aspettatevi i tempi di un blog...