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Category >> berlusconi

ott 13
2009

Paese a normalità limitata

Scritto da obruno in informazioneberlusconiattualità

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Ho postato su Facebook un editoriale scritto dal direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, e c'è stato un piccolo dibattito. Ho scritto a De Bortoli, ricevendo gentile risposta, che condivido il suo editoriale perché sono "parole sacrosante" visto che in Italia si ha l'impressione di essere sempre in guerra e che poco si parla dei veri problemi.

Spiego brevemente l'antefatto. Vale a dire che in una conferenza stampa il presidente del Consiglio Berlusconi ha parlato del "Corriere" come un "foglio di sinistra". De Bortoli ha risposto in maniera a mio avviso esemplare (non sono dello stesso avviso altre firme del giornalismo come Eugenio Scalfari e Marco Travaglio che hanno scritto i loro editoriali, facilmente reperibili su internet). Il punto vero della discussione riguarda il ruolo di un giornale: dove inizia e dove finisce. Per De Bortoli non ci sono dubbi: dare tutte le notizie, essere al servizio dei lettori dando i fatti e non opinioni mascherate. E' una verità incontestabile che oggi, su molti media, le notizie (pro o contro Berlusconi e il governo) si pubblicano o si enfatizzano solo se sono funzionali alla propria tesi e si nascondono in caso contrario.

Ecco l'articolo. Se ne può discutere, sperando - come già avvenuto su questo Spazio Blog - senza processi a nessuno e senza nessuna presunzione di superiorità intellettuale.

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Ecco l'articolo.

Le critiche al Corriere. Una risposta

Non sappiamo che cos'abbia spinto il premier a criticare ieri il Corriere . Non gli piaceva il fondo di Ernesto Galli della Loggia che pur stigmatizzando (e ci mancherebbe...) le espressioni da lui usate contro il presidente della Repubblica, riconosceva una serie di meriti all'azione del governo? Non credo. Non gli andava il corsivo di Pierluigi Battista che smentiva la vulgata di sinistra dell'esistenza di un regime con la sua impronta? Impensabile.

Forse abbiamo un unico grande torto. Siamo un giornale che ragiona con la propria testa, lungo il solco liberale della sua tradizione. Un quotidiano che si ostina a coltivare la propria indipendenza. Abbiamo rispetto del ruolo politico e sociale del Cavaliere, e più volte su queste colonne lo abbiamo sottolineato. Ma ne critichiamo gli eccessi. Nello stesso tempo difendiamo i valori costituzionali e gli insostituibili ruoli di garanzia di alcune sue istituzioni. Ci sforziamo di trovare, nel dibattito quotidiano, più le ragioni per unire questo Paese, anziché dividerlo, più i motivi per sostenerlo anziché colpirlo.

Il Corriere non veste alcuna divisa e non indossa nessun elmetto. Si è ben guardato, in questi mesi, dall'assecondare la campagna scatenata contro il premier, con vasta eco all'estero, dai suoi nemici, politici ed editoriali, e da tutti quelli che hanno ridotto l'opposizione allo sguardo insistito nella sua vita privata. Dimenticando tutto il resto. Come se non esistesse più un governo che va giudicato dagli atti concreti, quelli che servono al Paese in una delle crisi sociali ed economiche più acute. Tutti quelli che lavorano onestamente, dalla mattina alla sera, cittadini, lavoratori, professionisti e imprenditori, non possono che soffrire e nutrire un profondo senso di ingiustizia nel vedere l'immagine internazionale del nostro Paese messa così ingiustamente alla berlina.

Certo le notizie non le abbiamo mai nascoste. Mai. Ma neanche strumentalizzate e piegate alle esigenze di parte, come accade in quasi tutto il panorama editoriale. I fatti ormai non sono più separati dalle opinioni, sono al servizio delle opinioni. Le inchieste di Bari sono state rivelate dal Corriere . Abbiamo informato, correttamente, senza mistificare la realtà com'è prassi quotidiana sulla stampa e sul video. Ma non abbiamo mai partecipato alla guerra civile mediatica che si è scatenata subito dopo. Per rispetto dei lettori, innanzitutto, che non vanno assoldati e iscritti d'ufficio a un partito o all'altro.

Il Corriere ha ospitato tutte le opinioni, nel solco della sua migliore tradizione. Ha elogiato il governo quando se lo meritava. Non poche volte. Lo ha criticato quando a nostro giudizio sbagliava. E' successo, e in forma anche più dura, con i governi di centrosinistra. Ha praticato e difeso una libertà di stampa responsabile. Le querele ai giornali sono legittime, per carità, ma costituiscono spesso un errore, a mio personale giudizio, se vengono da chi ha alti incarichi istituzionali e di governo. Chi scrive ne ha collezionate, tra querele e cause civili, ben 180. E nei giorni scorsi ha perso in appello contro gli avvocati del premier Ghedini e Pecorella. Dunque, avevano ragione loro a sentirsi diffamati da un mio scritto del 2002. La sentenza è chiara e la accetto, senza pormi il problema se il giudice fosse di destra o di sinistra e senza cambiare idea rispetto a quello che ho scritto. Sbaglierò, ma non ho mai pensato minimamente che per difendere la mia libertà d'espressione fosse necessario scendere in piazza.
Il Corriere è un giornale liberale e moderato, una delle istituzioni di garanzia di questo Paese. Non vuole partecipare allo scontro fra due fazioni, in un'Italia ridotta a una desolante arena nella quale si sta perdendo, insieme allo stile e al decoro, anche un po' il lume della ragione. Vuole occuparsi dei problemi reali del Paese, informando correttamente i cittadini, rappresentando al meglio «quell'Italia che ce la fa», che lavora, produce, esporta, studia. Un grande Paese che non merita giudizi sommari. Senza muoverci di un millimetro da quello che consideriamo un nostro dovere verso i lettori

(f.de b.)
10 ottobre 2009

 

ott 08
2009

La politica non è l'algebra

Scritto da obruno in politicainformazioneberlusconiattualità

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Dopo la bocciatura del lodo-Alfano, Berlusconi ha riproposto il complotto del "concerto di sinistra" in tutte le articolazioni dello Stato e della libera stampa, tirando in ballo anche il Capo dello Stato che, sì, è di scuola politica comunista, d'accordo, ma il lodo l'ha firmato come pure ha fatto con lo scudo fiscale.

Dall'altra parte c'è invece chi sostiene che in Italia viga un regime berlusconiano che fa leva sull'informazione ed in special modo sulle televisioni. E guardacaso lo può dire anche sui giornali e sulle tv.

Politicamente, è esercizio quotidiano tenere insieme anche realtà contraddittorie. Valgono entrambe.

Algebricamente, sono due "verità" di segno contrapposto e di pari tenore (regime è uno e regime è l'altro). E quindi si elidono.

Evviva l'algebra.






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