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Notizie OnLine - L'informazione delle province di Bari e Matera

nov 06
2008

Yes, I hope

Scritto da obruno in politicageo-politica

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di Onofrio Bruno

"Yes, we can". Obama ha vinto.
"Yes, I hope". Sì, lo spero, che il mondo sia davvero migliore.

Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America, salutato in tutto il mondo da una ventata di entusiasmo che sarà per lui la vera e più grande responsabilità nell'assumere la guida del gigante americano. Un entusiasmo pari a quella che suscitavano i fratelli John e Bob Kennedy o Martin Luther King, pioneri del "cambiamento". "Change" è la parola d'ordine di Obama. E sono certo che il mondo lo coccolerà meglio di quanto ha fatto per i Kennedy o per Luther King.

Tutti speriamo in un mondo migliore. L'economia ha i suoi cicli e quello attuale è arduo. La grande emergenza ambientale è la sostenibilità del pianeta che passa attraverso il ripensamento totale dei modelli energetici. Per tutto questo il mondo sembra affidarsi proprio ad Obama. E' la persona migliore per la grande "traversata del deserto" che ci attende tutti.

Seguo Obama da quando il "Time" ne profetizzò due anni fa l'elezione, in tempi non sospetti, quando non lo conoscevano le folle che ora lo adorano.  

--->Vedi quella copertina: http://www.time.com/time/covers/0,16641,20061023,00.html

Posso permettermi allora di fare un po' il guastafeste dicendo quel che penso: le elezioni presidenziali americane sono state sopravvalutate in questa ottica planetaria a tutti i costi. Non si è tenuto conto che l'elezione di Obama è principalmente un voto "interno" agli Usa. Che ha il suo sistema economico, sanitario, legislativo, giudiziario, diverso dal nostro. Con problemi differenti. E per problemi differenti anche le soluzioni sono diverse. Secondo alcuni sondaggi, il 63 per cento degli elettori ha indicato l'economia come il tema più importante per il loro voto dato. Questioni globali ma sostanzialmente "interne". Perché per uno statunitense che ha perso la casa non è consolatorio sapere che anche in Italia qualche risparmiatore ci ha rimesso quattrini.

Trovo eccessivo anche che la sinistra italica saluti Obama come il nuovo modello di riferimento. Obama non è etichettabile. Basti pensare che uno degli argomenti della campagna elettorale è stato il taglio delle tasse per il 95 per cento di lavoratori e famiglie, che dalle nostre parti è stato un motto berlusconiano. E non è nemmeno riferibile a schemi di sinistra la politica estera che non è molto diversa da quella dell'amministrazione Bush. Obama propone ritiro dall'Iraq in 16 mesi, rafforzamento delle truppe in Afghanistan, diplomazia ferma con l'Iran.

Osserva acutamente l'amico Michele Cannito, direttore de "La Nuova Murgia" e obamiano della prima ora, che il nuovo presidente degli Usa "non è né di destra né di sinistra, con lui nel mondo ritorna la politica, quella vera. Della gente".

E allora, non ci resta che sperare in lui... "Yes, I hope".
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P.S. Con questo post inizia la mia rubrica "Pensatoio". Un modo per dire la mia. Ogni tanto. Non aspettatevi i tempi di un blog...

lug 11
2008

AREA MERCATALE

Scritto da pdibenedetto in Untagged 

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Con questo intervento inauguro il blog del direttore, dal nome Libertà di Stampa, dedicato in particolare a temi della vita cittadina, provinciale e regionale ma che potrà spaziare in altri ambiti. Spero che gli argomenti suscitino interesse e dibattito.

 

 

 

Mentre in Italia si decentra tutto, ad Altamura vogliamo avere un unico mercato settimanale, in un solo luogo e nella stessa giornata. Ma perchè? Che senso ha? Non è più comodo e pratico avere quattro piccoli mercati, magari in giornate diverse, e non centinaia di bancarelle addossate le une alle altre? Concentrarlo in un'unica zona, a causa del numero di bancarelle, significa dotarlo di una serie di servizi, di un parcheggio decente e ampio, di misure di sicurezza. Però allo stesso tempo i consumatori e gli ambulanti vorrebbero che non fosse lontano dalla città perchè giustamente chi vuole raggiungerlo deve poterlo fare anche a piedi. La sistemazione attuale in via Manzoni è insostenibile. Nella zona che è stata individuata, quella di Trentacapilli (25 mila metri quadri), lo spazio forse ce n'è, probabilmente anche per i parcheggi e per le postazioni ma raggiungerla a piedi sarà un'impresa. L'unico accesso per i pedoni è insicuro e impraticabile. Gli altri due accessi sono esclusivamente a uso delle automobili. E purtroppo gli altamurani non si fanno convincere facilmente all'uso dei mezzi pubblici. Si può solo immaginare quello che succederà il sabato. E allora ritorna la domanda iniziale: ma chi ci obbliga a un'unica sede?

giu 27
2008

aperture domenicali

Scritto da sergio66 in Untagged 

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Lascia un tuo commento o esponi i tuoi quesiti sulle aperture domenicali degli esercizi commerciali e sulla battaglia condotta dall'Assessore Ventrella e dal Comune di Bari. Invia un Commento www.sergioventrella.it
giu 21
2008

Crisi del salotto: ultimi colpi di coda di un "distretto che non c'è"

Scritto da lupomme in Untagged 

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Che vivessimo da qualche anno a questa parte tutti quanti con una enorme spada di Damocle sulla testa l'avevano capito anche i sassi della Murgia, ma un pò tutti, per superficialità, ignoranza e comodità, speravamo che cadesse il più tardi possibile.

Ed invece si è abbattuta implacabile su tutte le teste soprattutto quelle medio-grandi ritenute fino a poco tempo fa "immuni" da ogni crisi.

Chi come me ha speso gran parte della propria vita professionale in questo mondo, conosce benissimo le cause e le dinamiche che nel tempo, e ripeto nel tempo, hanno portato a questa situazione. Pertanto i dibattiti, le tante voci che si sono levate e le strumentalizzazioni politiche ed imprenditoriali degli ultimi tempi fanno sorridere ma fanno anche tanta rabbia.

Come si può ascoltare la voce della amministrazione locale quando, indipendentemente dal colore politico, è riuscita in 20 anni a non fare nulla in termini di infrastrutture per agevolare l'imprenditoria locale costringendo la stessa a svenarsi in affitti stratosferici o ad indebitarsi in mutui plurimilionari per la costruzione di opifici propri. Uno dei vertici del "fu" triangolo mondiale del salotto in pelle, Altamura, non possiede ancora un'area che per dimensioni e servizi possa essere definita "zona industriale". Chi si è fatto un giro in Cina nel Guandong o nello Jiangsu sa a cosa mi riferisco. Qualcosa si sta smuovendo soltanto ora … ma forse è troppo tardi.

Come si fa ad ascoltare la voce della Regione quando non è stata in grado in 20 anni di riammodernare il porto commerciale della città di Bari o rilanciare definitivamente quello di Taranto. Costringendo ancora una volta le imprese a spedire centinaia di migliaia di containers via camion per imbarcarsi 2-300 km dopo da Napoli, Salerno o Gioia Tauro . Per non parlare del mancato utilizzo di una struttura esistente (La Fiera del Levante di Bari) per coordinare l'organizzazione di un Salone del Mobile a Bari. Portando gli imprenditori a spendere centinaia di migliaia di euro in fiere nazionali ed internazionali (qualcuno in delirio di onnipotenza fino a qualche mese fa ne spendeva qualche milione x singolo evento … ). Il distretto manifatturiero intorno ad High Point, Stati Uniti ha quasi delocalizzato la produzione all’estero ma la fiera omonima, anche se insidiata da quella di Las Vegas, rappresenta ad oggi una fetta importante dell’intero prodotto interno lordo dello stato del Nord Carolina !!! Forti di questo esempio i cinesi, che si sono affermati dopo di noi, hanno fatto lo stesso con le fiere nel Guandong, Shenzen, Donguan e Shanghai. Noi abbiamo pensato bene di saltare il giro continuando a partecipare a tutte le principali fiere nel mondo … compreso qualcuna in Cina. L’invito fatto agli imprenditori tempo fa da parte di Natuzzi è caduto nel vuoto.

Come si fa ad esser dispiaciuti per le banche (in verità nessuno credo) perchè "poverine" dopo aver foraggiato per decenni la liquidità delle aziende (a tassi importanti e drenandone tanta linfa vitale) ora lamentano una sovraesposizione verso aziende di cui spesso ne sono stati valutati superficialmente i relativi piani di impresa ? La loro chiusura a riccio sta dando il colpo finale alle imprese.

Anche noi lavoratori qualche colpa ce l’abbiamo quando ci siamo concessi al miglior offerente (sempre sotto i periodi di picco della produzione) o ci siamo rifiutati di spostarsi al di fuori della propria cinta muraria costringendo aziende a mantenere determinate unità produttive inutilmente operative. Per non parlare della incredibile percentuale delle minacce di aborto registrate dalle aziende del settore (con tutto il rispetto per chi le ha avute per davvero e si è sentita addosso l’alone del sospetto per colpa di altre sue colleghe che, perpetrando una truffa ai danni dello stato, causavano danni ben maggiori in termini di produttività alle imprese).

La voce dei conti lavorazione invece non l’ha mai ascoltata nessuno. Questi polmoni produttivi che si espandevano all’infinito su comando degli imprenditori + blasonati (quelli che “vendono per conto proprio”), hanno in silenzio quasi cessato di esistere portandosi dietro di se la disperazione e la miseria di lavoratori ed, ebbene si, imprenditori troppo impegnati a far quadrare i conti di queste “macchine perfette finchè sono in moto”. Il tutto, aimé, senza riuscire a crearsi nessun giardinetto sicuro fuori porta.

Vi invito infine ad ascoltare la voce degli imprenditori, non perché sia più importante delle altre o portatrice di verità assolute … anzi. Questi imprenditori rimangono un mistero, una mistura fina di genialità (alcuni), spregiudicatezza, intuizione, ignoranza, caparbietà/cocciutaggine, generosità alternata a profondo cinismo,duro lavoro, emulazione. Essendo esseri umani, perciò mortali ed imperfetti (qualcuno se n’era dimenticato esaltato da vittorie frutto si di duro lavoro ma anche di fortuite congiunture), hanno mostrato limiti e virtù in misure diverse. Tutti, chi più chi meno, hanno contribuito a creare una indiscussa situazione di benessere economico nella nostra comunità. Questo è un dato di fatto ed un merito che ci piaccia o no. Tutti, indistintamente e proprio a causa della non comprensione dei propri limiti, hanno perso una grande opportunità: quella di utilizzare le risorse accumulate come trampolino di lancio verso un ulteriore livello di sviluppo. Un “next step” fatto di ricerca e sviluppo, diversificazione degli investimenti, massimo utilizzo dei benefici creati dal distretto, etc. etc.. Invece si sono tutti comportati come cani sciolti. Ognuno per la sua strada, ognuno portatore della propria verità, assoluta, ma sempre frutto di una qualsivoglia forma di emulazione. Prima c’è stata la gara a chi apriva in loco “l’azzienda più gggrande”, poi a chi seguiva prima e pedissequamente le tracce di Natuzzi in giro per il mondo (stesse nazioni, stesse aree … sorti peggiori) per poi finire alla madre di tutti i deliri di onnipotenza … i negozi monomarca, la realizzazione di un sogno, sempre altrui: l’affermazione del marchio o meglio della “marca” !!! Questa grande illusione generata dalla mente di Pasquale Natuzzi (l’unico con le carte in regola per farlo in termini di risorse finanziarie e know how) ha infettato come un virus qualche imprenditore con risultati controversi. Non è un segreto che i negozi monomarca rappresentino ad oggi una delle principali voci di perdita nel bilancio della Natuzzi.

In realtà dietro tutti i suddetti esercizi di facciata si nasconde una grande verità: l’incapacità di reinventarsi, progettare e/o saper vendere un prodotto di fascia medio-alta come risposta alle nuove sfide lanciate dal prodotto made in China. I distretti del nord, pur attraverso forti processi di contrazione dovuti proprio alla concorrenza del ns. distretto, se la sono tutto sommato cavata benino. Noi invece, se ci giochiamo male le ns. ultime carte, rischiamo di venir schiacciati dagli eventi lasciando materiale di ricerca per gli studiosi di archeologia post-industriale.

Dopo decenni in cui il metro di valutazione del successo di una azienda erano i volumi, i fatturati piuttosto che gli utili prodotti, la mentalità imprenditoriale è rimasta impregnata da questo falso quanto infido indicatore. Certo ci sono state e ci sono tuttora delle belle eccezioni. Aziende che in tempi non sospetti si sono “vocate” alla qualità piuttosto che alla quantità. Fate attenzione però che solo quelle aziende che lo hanno detto e fatto fino in fondo oggi non hanno particolari problemi. Altre aziende invece, dietro una facciata fatta di glamour e lusso, sono cascate nel vizioso circolo del volume ad ogni costo, basando il proprio impero “ de facto” sui fatturati prodotti da pochi, poco redditizi, clienti. Chi è nel settore sa benissimo che dietro le debacle passate e recenti di alcuni nomi del salotto, complici le innegabili difficoltà legate a cambi e congiuntura economica, vi sono i mal di pancia di qualche potente cliente in grado di mettere istantaneamente in ginocchio i propri fornitori “privilegiati”. Non solo, ma la cosa più scandalosa è che mentre si da la colpa alla crisi ed alla congiuntura reclamando ammortizzatori sociali e soluzioni chiavi in mano dal governo, si continua a lavorare nel sottobosco per continuare a delocalizzare. Utilizzando pertanto gli stessi ammortizzatori, pagati con i nostri soldi di contribuenti, come combustibile di riserva per traghettare la barca verso altri lidi. Il tutto mentre ci si libera della zavorra per non affondare durante il tragitto. Questa mancanza di chiarezza ed atteggiamento in “malafede” nei confronti della comunità e dei lavoratori rappresenta una macchia indelebile nella coscienza di alcuni imprenditori che va denunciata e gridata ad alta voce.

Certo col senno del poi è facile scrivere e giudicare. Il mio non vuol essere un documento di accusa ma semplicemente un punto di vista diverso che spero aiuti qualcuno a comprendere meglio una parte delle dinamiche che si scatenano all’interno (e di conseguenza all’esterno) di questo mondo. Spero che tutti noi si trovi l’umiltà per riflettere e fare autocritica su quanto ci sta succedendo e trovare lo spirito giusto e la forza per poter ripartire assieme sfruttando al massimo le esperienze acquisite e cercando di non ripetere gli errori del passato.

In questa ottica ragionare a voce alta cercando di far circolare pensieri, riflessioni ed informazioni, purché non faziose, ritengo possa stimolare un dibattito che può solo aiutare il distretto.

mag 28
2008

Tante sfide per un territorio debole

Scritto da peppidisa in Untagged 

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L'apertura di una manifestazione come Expomurgia spinge gli organizzatori e l'opinione pubblica più attenta a fare il punto su quello che è lo stato dell'economia locale. Eufemisticamente difficoltoso. Le notizie che appaiono sulla stampa in questi giorni segnano con tutta la loro drammaticità la debolezza di un settore fondamentale nell'economia di quest'area, ma al contempo, non trovano ancora adeguate risposte nell'indicazione di valide alternative capaci di creare occupazione in grande numero. Perchè il turismo e la imprescindibile valorizzazione dei nostri beni culturali, su cui pure da anni se ne fa un gran discutere senza raggiungere riosultati economici apprezzabili, non può certo sostituire nelle dimensioni il manufatturiero di questi ultimi anni. Urge pertanto un'attenta analisi sulle potenzialità in termini di risorse umane su quello che è il territorio murgiano. Un approccio che sia realistico (non nascondiamoci le forti carenze in termini di poca innovazione) e fortemente partecipato dalle associazioni di categoria, sindacati e forze politiche regionali e non solo cittadine. Expomurgia, con tutti gli altri luoghi di socializzazione delle idee, deve aggiungere altri tasselli ad una discussione mai fine a sè stessa
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