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Notizie OnLine - L'informazione delle province di Bari e Matera

gen 12
2010

Elezioni, tempo di scelte

Scritto da obruno in Pugliapoliticaelezioni

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Il panorama pugliese offre un quadro molto incerto nella prospettiva delle prossime elezioni.

La situazione maggiormente sotto i riflettori è quella del centrosinistra ma nel frattempo nemmeno nella coalizione avversaria, che aspira a riconquistare la Regione Puglia, è stata compiuta la scelta del candidato.

Di curioso c'è che tutti dicono di anteporre i programmi ai nomi, in realtà non c'è nemmeno l'ombra di un tema che sia stato affrontato. La verità è che finora si sono fatte solo "nominations". Verrà il tempo dei programmi. A legislatura iniziata, forse.

Onofrio Bruno

P.S. Per gli aggiornamenti in tempo reale:

www.lagazzettadelmezzogiorno.it

dic 05
2009

Fantapolitica... ma non troppo!

Scritto da obruno in VendolaPugliapoliticaPoli BortoneEmilianoattualità

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Comunque uno la pensi, Nichi Vendola ha il pieno diritto di ricandidarsi in Puglia alle elezioni regionali. Ha governato stabilmente ed ha realizzato politiche innovative anche se in due settori - sanità e gestione dei rifiuti - non è riuscito ad imporre un reale cambiamento. Sul suo operato è giusto che raccolga nelle urne il giudizio dei cittadini.

Invece a Vendola questo diritto non è garantito dagli stessi partiti (Partito democratico in primis) con cui ha governato e con cui, non dimentichiamolo, ancora governa in piena concordia. Ma non c'è nulla da stupirsi se ciò accade. Ormai decidono tutti i partiti. Del resto l'Italia è il Paese in cui, quando si vota per il Parlamento, se ne conosce già per due terzi la composizione perché deputati e senatori non sono più scelti dal popolo ma nominati dalle segreterie dei partiti ed eletti sulla base di un consenso dato ad un partito e ad una coalizione e non ad una persona. (A proposito c'è ancora in Italia un partito che voglia sanare questo vulnus alla sovranità popolare, soprattutto tra quelli che usana la parola "democrazia" ad ogni batter di ciglia?)

Per questo non mi sorprende la cinica realpolitik del Partito democratico che non vuole Vendola perché i sondaggi dicono che non è il candidato che oggi garantisce più voti in Puglia. A differenza di Emiliano.

E allora nemmeno mi sorprenderò se a marzo in Puglia i cittadini saranno chiamati a scegliere tra Emiliano per il centrosinistra e Adriana Poli Bortone per il centrodestra.

Staremo a vedere.

nov 10
2009

Caso Cucchi e Giovanardi, il cattolico feroce

Scritto da pdibenedetto in Untagged 

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Da un articolo di Repubblica 

Il cattolico feroce

di FRANCESCO MERLO


Suscita rabbia e pena, una pena grande, il sottosegretario Carlo Giovanardi, cattolico imbruttito dal rancore, che ieri mattina ha pronunziato alla radio parole feroci contro Stefano Cucchi. Secondo Giovanardi, Stefano se l'è cercata quella fine perché "era uno spacciatore abituale", "un anoressico che era stato pure in una comunità", "ed era persino sieropositivo". Giovanardi dice che i tossicodipendenti sono tutti uguali: "diventano larve", "diventano zombie". E conclude: "È la droga che l'ha ridotto così".

continua la lettura cliccando sul link

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/morte-cucchi-2/cattolico-feroce/cattolico-feroce.html

 

nov 04
2009

Influenza cattiva e cattive influenze

Scritto da obruno in saluteinformazioneattualità

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Più volte annunciata, è arrivata l'influenza A H1N1. Una pandemia perché si diffonde in tutto il mondo. Ciclicamente una pandemia si presenta ogni 20 anni circa. Il ceppo H1N1 si presentò agli inizi del secolo scorso (era denominata "spagnola" andando ad infierire su una popolazione già messa in ginocchio dalla Grande Guerra) o subito dopo la seconda guerra mondiale.

E' un'influenza cattiva perché più letale rispetto a quella stagionale annuale.

Ma più cattivi del virus sono la confusione ed il disorientamento che si sta scatenando nell'opinione pubblica. Alimentati non dalla gente bensì da quanti sono tenuti a rassicurare tutti noi dandoci messaggi cristallini ed univoci. Così, mentre le istituzioni e le autorità sanitarie invitano alla vaccinazione, espliciti inviti a non fare la vaccinazione arrivano dai pediatri e dai medici che dubitano dell'efficacia del vaccino o che sono perplessi per i tempi rapidi con cui è stato realizzato in laboratorio.

Nemmeno l'informazione, stavolta incolpevole, riesce a soddisfare la domanda che arriva dalle persone a cui arrivano messaggi contrastanti per cui alla fine la decisione devono prenderla in proprio. Magari facendosi "influenzare" dai cattivi consigli.

nov 04
2009

Non c'è più religione

Scritto da obruno in religionepoliticaattualità

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Non c'è più religione...

E' proprio il caso di dirlo dopo la decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che ha stabilito che il crocifisso nelle aule delle scuole può violare la libertà religiosa.

L'istanza della cittadina è legittima perché si richiama alla laicità dello Stato, per cui la scuola non deve essere "confessionale".

Ma perché vietare, rimuovere, togliere il crocifisso? Non è meglio sancire che, qualora lo si voglia, si possano aggiungere anche i simboli di altre religioni?

Meglio "aggiungere" che "annullare".

ott 13
2009

Paese a normalità limitata

Scritto da obruno in informazioneberlusconiattualità

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Ho postato su Facebook un editoriale scritto dal direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, e c'è stato un piccolo dibattito. Ho scritto a De Bortoli, ricevendo gentile risposta, che condivido il suo editoriale perché sono "parole sacrosante" visto che in Italia si ha l'impressione di essere sempre in guerra e che poco si parla dei veri problemi.

Spiego brevemente l'antefatto. Vale a dire che in una conferenza stampa il presidente del Consiglio Berlusconi ha parlato del "Corriere" come un "foglio di sinistra". De Bortoli ha risposto in maniera a mio avviso esemplare (non sono dello stesso avviso altre firme del giornalismo come Eugenio Scalfari e Marco Travaglio che hanno scritto i loro editoriali, facilmente reperibili su internet). Il punto vero della discussione riguarda il ruolo di un giornale: dove inizia e dove finisce. Per De Bortoli non ci sono dubbi: dare tutte le notizie, essere al servizio dei lettori dando i fatti e non opinioni mascherate. E' una verità incontestabile che oggi, su molti media, le notizie (pro o contro Berlusconi e il governo) si pubblicano o si enfatizzano solo se sono funzionali alla propria tesi e si nascondono in caso contrario.

Ecco l'articolo. Se ne può discutere, sperando - come già avvenuto su questo Spazio Blog - senza processi a nessuno e senza nessuna presunzione di superiorità intellettuale.

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Ecco l'articolo.

Le critiche al Corriere. Una risposta

Non sappiamo che cos'abbia spinto il premier a criticare ieri il Corriere . Non gli piaceva il fondo di Ernesto Galli della Loggia che pur stigmatizzando (e ci mancherebbe...) le espressioni da lui usate contro il presidente della Repubblica, riconosceva una serie di meriti all'azione del governo? Non credo. Non gli andava il corsivo di Pierluigi Battista che smentiva la vulgata di sinistra dell'esistenza di un regime con la sua impronta? Impensabile.

Forse abbiamo un unico grande torto. Siamo un giornale che ragiona con la propria testa, lungo il solco liberale della sua tradizione. Un quotidiano che si ostina a coltivare la propria indipendenza. Abbiamo rispetto del ruolo politico e sociale del Cavaliere, e più volte su queste colonne lo abbiamo sottolineato. Ma ne critichiamo gli eccessi. Nello stesso tempo difendiamo i valori costituzionali e gli insostituibili ruoli di garanzia di alcune sue istituzioni. Ci sforziamo di trovare, nel dibattito quotidiano, più le ragioni per unire questo Paese, anziché dividerlo, più i motivi per sostenerlo anziché colpirlo.

Il Corriere non veste alcuna divisa e non indossa nessun elmetto. Si è ben guardato, in questi mesi, dall'assecondare la campagna scatenata contro il premier, con vasta eco all'estero, dai suoi nemici, politici ed editoriali, e da tutti quelli che hanno ridotto l'opposizione allo sguardo insistito nella sua vita privata. Dimenticando tutto il resto. Come se non esistesse più un governo che va giudicato dagli atti concreti, quelli che servono al Paese in una delle crisi sociali ed economiche più acute. Tutti quelli che lavorano onestamente, dalla mattina alla sera, cittadini, lavoratori, professionisti e imprenditori, non possono che soffrire e nutrire un profondo senso di ingiustizia nel vedere l'immagine internazionale del nostro Paese messa così ingiustamente alla berlina.

Certo le notizie non le abbiamo mai nascoste. Mai. Ma neanche strumentalizzate e piegate alle esigenze di parte, come accade in quasi tutto il panorama editoriale. I fatti ormai non sono più separati dalle opinioni, sono al servizio delle opinioni. Le inchieste di Bari sono state rivelate dal Corriere . Abbiamo informato, correttamente, senza mistificare la realtà com'è prassi quotidiana sulla stampa e sul video. Ma non abbiamo mai partecipato alla guerra civile mediatica che si è scatenata subito dopo. Per rispetto dei lettori, innanzitutto, che non vanno assoldati e iscritti d'ufficio a un partito o all'altro.

Il Corriere ha ospitato tutte le opinioni, nel solco della sua migliore tradizione. Ha elogiato il governo quando se lo meritava. Non poche volte. Lo ha criticato quando a nostro giudizio sbagliava. E' successo, e in forma anche più dura, con i governi di centrosinistra. Ha praticato e difeso una libertà di stampa responsabile. Le querele ai giornali sono legittime, per carità, ma costituiscono spesso un errore, a mio personale giudizio, se vengono da chi ha alti incarichi istituzionali e di governo. Chi scrive ne ha collezionate, tra querele e cause civili, ben 180. E nei giorni scorsi ha perso in appello contro gli avvocati del premier Ghedini e Pecorella. Dunque, avevano ragione loro a sentirsi diffamati da un mio scritto del 2002. La sentenza è chiara e la accetto, senza pormi il problema se il giudice fosse di destra o di sinistra e senza cambiare idea rispetto a quello che ho scritto. Sbaglierò, ma non ho mai pensato minimamente che per difendere la mia libertà d'espressione fosse necessario scendere in piazza.
Il Corriere è un giornale liberale e moderato, una delle istituzioni di garanzia di questo Paese. Non vuole partecipare allo scontro fra due fazioni, in un'Italia ridotta a una desolante arena nella quale si sta perdendo, insieme allo stile e al decoro, anche un po' il lume della ragione. Vuole occuparsi dei problemi reali del Paese, informando correttamente i cittadini, rappresentando al meglio «quell'Italia che ce la fa», che lavora, produce, esporta, studia. Un grande Paese che non merita giudizi sommari. Senza muoverci di un millimetro da quello che consideriamo un nostro dovere verso i lettori

(f.de b.)
10 ottobre 2009

 

ott 08
2009

La politica non è l'algebra

Scritto da obruno in politicainformazioneberlusconiattualità

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Dopo la bocciatura del lodo-Alfano, Berlusconi ha riproposto il complotto del "concerto di sinistra" in tutte le articolazioni dello Stato e della libera stampa, tirando in ballo anche il Capo dello Stato che, sì, è di scuola politica comunista, d'accordo, ma il lodo l'ha firmato come pure ha fatto con lo scudo fiscale.

Dall'altra parte c'è invece chi sostiene che in Italia viga un regime berlusconiano che fa leva sull'informazione ed in special modo sulle televisioni. E guardacaso lo può dire anche sui giornali e sulle tv.

Politicamente, è esercizio quotidiano tenere insieme anche realtà contraddittorie. Valgono entrambe.

Algebricamente, sono due "verità" di segno contrapposto e di pari tenore (regime è uno e regime è l'altro). E quindi si elidono.

Evviva l'algebra.

set 26
2009

Liberi ma disinformati

Scritto da obruno in informazione

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In Italia la libertà di stampa c'è.

E' l'informazione che manca.

Onofrio Bruno

set 05
2009

Meritocrazia!?

Scritto da obruno in attualità

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Patrizia D'Addario è stata accolta al Festival del Cinema di Venezia come una diva. Flash dei fotografi e autografi. Immagino la sua gioia e la sua emozione che le si leggono sul volto sorridente e felice.

Lido di Venezia, Festival del Cinema, fotografi, autografi. Ma qualcosa non mi torna. Ha fatto qualche film?

Onofrio Bruno

set 02
2009

La Chiesa parli. Parli pure

Scritto da obruno in attualità

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Non sono un "papalino" né un "baciapile" o affini.

Ho sempre pensato, però, che la Chiesa ha il diritto di parlare senza che questa prerogativa sia da ritenersi un'ingerenza. Perciò condivido questo editoriale di "Famiglia Cristiana" di oggi, 2 settembre 2009.

Non aggiungo altro.

Dal sito di Famiglia Cristiana:

LA LOGICA DEL VANGELO NON AMMETTE RETICENZE

«È diritto della Chiesa dare il proprio giudizio morale anche su cose che riguardano l'ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime» (Gaudium et spes, 76).

Nell'Italia d'oggi, molti sembrano rimpiangere la "Chiesa del silenzio". Sono coloro che ogni volta che vescovi, parroci o mass media cattolici fanno sentire la loro voce, parlano di "indebite ingerenze", minacciano ricatti e ritorsioni, brandendo l'otto per mille o il Concordato come cappio al collo di una Chiesa che si vorrebbe reticente o in ostaggio. O, ancor peggio, lanciano pesanti intimidazioni (o avvertimenti), com'è avvenuto per Dino Boffo, direttore di Avvenire, cui va la nostra solidarietà per il "grave e disgustoso" attacco subìto per aver osato criticare scelte del Governo.

Se la Chiesa interviene per difendere la vita, minacciata da aborto, eutanasia, manipolazioni genetiche, o la famiglia fondata sul matrimonio, la "Chiesa del silenzio" viene invocata dai radicali e dalla sinistra. Se, al contrario, difende la dignità degli immigrati, allora è la Lega a volere il silenziatore. Stupisce, da una parte e dall'altra, l'invito alla Chiesa e ai suoi rappresentanti a non occuparsi di ciò che succede nel Paese e badare solo a "ciò che le compete". Come se la difesa della dignità di ogni vita umana (dal bambino condannato a non nascere allo straniero inghiottito nel mare oltre che nell'indifferenza generale) non fosse di sua competenza. 

«Le nostre società cosiddette civili, in realtà hanno sviluppato sentimenti di rifiuto dello straniero, originati non solo da una non conoscenza dell'altro, ma anche da un senso di egoismo per cui non si vuole condividere con lo straniero ciò che si ha. Purtroppo, i numeri continuano a crescere: secondo le ultime statistiche, dal 1988 a oggi il numero di potenziali migranti naufragati o vittime alle frontiere dell'Europa ha contato oltre 14.660 morti». Solo per averlo ricordato, il presidente del Pontificio consiglio per i migranti, monsignor Antonio Maria Vegliò, è finto nell'occhio del ciclone e delle polemiche.Ma c'è anche chi (e siamo davvero all'assurdo), come un presidente emerito della Repubblica, giunge a ipotizzare un controllo «sulle dichiarazioni di responsabili della Curia, degli organi della Cei, dei vescovi italiani e degli organi di stampa della stessa Conferenza episcopale, delle singole diocesi o di istituti religiosi, quale ad esempio Famiglia Cristiana». Il tutto in nome di quel Concordato che, nella versione aggiornata del 1984, all'articolo 2, per la verità dice ben altro: «È garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».Che è poi quello che ribadisce il concilio Vaticano II: «Sempre e dovunque, e con vera libertà, è diritto della Chiesa predicare la fede e insegnare la propria dottrina sociale, esercitare senza ostacoli la propria missione tra gli uomini e dare il proprio giudizio morale, anche su cose che riguardano l'ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime» (Gaudium et spes, 76).

A chi sostiene che compito della Chiesa è la carità, quello dei governanti far rispettare le leggi, ricordiamo che dovere dei cristiani è denunciare come ingiuste le conseguenze di leggi che violano l'uguaglianza e i diritti fondamentali di ogni uomo. La logica del Vangelo non ammette silenzi. La reticenza può salvare equilibri politici, ma non tacitare la coscienza. Sì a compromessi realistici, ma non al prezzo della dignità.

Onofrio Bruno






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